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Paese

Dati Generali
Il paese di Seneghe
La ricchezza di Seneghe è il suo rinomato olio extravergine d’oliva, vincitore di numerosi premi nazionali ed esteri.Seneghe oggi è un paese di circa 2mila abitanti e sorge sul crinale meridionale del Montiferru, massiccio di antica origine vulcanica. Dal paese si può ammirare un bel panorama che spazia su tutto il Campidano di Oristano. Il territorio comunale è ricco di boschi di querce e sorgenti, il che rende il terreno fertile e adatto alla coltura dell’ulivo, sicuramente la pianta simbolo del paese.Ricco anche il patrimonio archeologico: in passato la zona ospitava addirittura 150 nuraghi. Oggi ne rimangono certamente meno, tra i quali “Nuraghe Ruiu?, “Maso Maiore?, “Aide Muru? e diverse tombe dei giganti. Il paese offre diversi monumenti che si consiglia di visitare: fra loro spicca la chiesa romanica dedicata a Santa Maria della Rosa, caratterizzata dall’insolita pianta a croce greca (quattro bracci di uguale lunghezza). Il momento forse più adatto per visitare Seneghe è durante le feste di Carnevale: sulle strade del paese scendono maschere, costumi e danzatori, mentre i tenores intonano “su contrattu?, un antico coro a quattro voci originario di questa zona.
Il territorio di Seneghe
Altitudine: 26/806 m
Superficie: 57,82 Kmq
Popolazione: 1972
Maschi: 972 - Femmine: 1000
Numero di famiglie: 707
Densità di abitanti: 34,11 per Kmq
Farmacia: corso Umberto, 52 - tel. 0783 54537
Guardia medica: via Dei Caduti - tel. 0783 54700
Carabinieri: via Argona, 22 - tel. 0783 548001

Storia

SÈNEGHE, villaggio della Sardegna nella provincia di Cuglieri compreso nel mandamento di Milis sotto la prefettura di Oristano, e già parte della curatoria del Campidano Milis dell’antico regno di Arborea.

La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 5' 40", e nella long. occid. dal meridiano di Cagliari 0° 30'.

Siede sopra la cima di un colle, che levasi nella falda meridionale de’ Menomeni, altrimenti monte di s. Lussurgiu, in esposizione a tutti i venti escluso il boreale e i collaterali più prossimi.

La temperatura è mite in estate e nell’inverno, in quella per l’influenza del vento marino periodico, che vi è ben sentito, in questo perchè riparato da’ gelidi fiati aquilonari.

Sottostando a una montagna, dove spesso si aggruppano i nembi, vi piove più spesso che altrove e vi si soggiace a frequenti fulminazioni e grandinate; ma è di rado che queste facciano grandi devastazioni.

Delle altre meteore, la neve cade quattro o cinque volte all’anno, e quando vi passa nebbia è di basse nuvole e quindi niente nociva.

L’aria è pura da’ miasmi e quelli che contaminano quella del Campidano non vi si possono elevare.

Il soggiorno in questo paese è salubre, se si usino le convenevoli precauzioni contro la variabilità della temperatura, che è frequente nella mutazione de’ venti.

Le strade dell’abitato sono irregolari, ma per la natura del luogo in pochi siti fangose nell’estate. L’architettura delle case è come nel Campidano; ma la costruzione è in pietre.

Territorio. La superficie territoriale di Seneghe non si computa in meno di 18 miglia quadrate.

Questa è contenuta quasi tutta nelle pendici e nelle falde del monte di s. Lussurgiu, e la maggior parte in quelle che riguardano il ponente.

Non mancano i tratti piani e terrosi, ne’ quali si possono facilmente eseguire coltivazioni di vario genere secondo le condizioni del suolo e della esposizione.

Sebbene la regione sia montaga, siccome abbiamo accennato, tuttavolta sono distinte alcune eminenze,

o protuberanze del monte che si appellano colline, e hanno i nomi particolari Perd’e Fogu, Sos abenturjadores, Sa Nughedda, Su Istigiu, Sa Pala dessa Tuva, Sos Barracuccos, Florenti, Monte Olia, Funtana, Cuguzzu, Corongiu.

La più considerevole di tali eminenze comincia a sorgere al maestro e a un miglio dal paese in forma conica con circa quattro miglia di circonferenza alla base, le altre sono tra il ponente e libeccio.

Mineralogia. Comprendesi nel Seneghese il Monteferro, come è appellato un rilevamento notevole, che trovasi nella pendice occidentale.

Questo nome fu appropriato a quella parte per l’esistenza del minerale così detto. Lo ebbe da tempo antico, e si applicò a indicare il dipartimento o la curatoria, nel quale esso era compreso. Volgarmente dicesi Montiverro, ma questa alterazione ebbe causa nella pronunzia volgare.

La curatoria di Monteferro fu dal corografo Fara assegnata al regno di Logudoro, ma più probabilmente appartenne al re di Arborea.

Il minerale che abbiamo indicato nel Monteferro presenta un ferro oligista micaceo: esso si è riconosciuto anche argentifero.

Il detto Monteferro, in cui trovasi questo minerale, ha le roccie di trachite, che in alcune parti è più decomposta.

Nel letto e nelle pareti della miniera la roccia trachitica è alluminifera e contiene del solfuro di ferro.

Trovossi pure nelle stesse parti l’alluminea solfata con un po’ di ferro solfato.

Questa miniera resta a ponente del paese a miglia 3 1/2 onde al porto o seno di s. Catterina di Pittinuri sono sole migl. 2 1/2.

Da questo seno esportavasi il minerale ne’ tempi antichi e forse, quando sussisteva il regno di Arborea.

Il minerale consiste in ferro micaceo. Esso si mostra allo scoperto sulla diritta d’una piccola valle detta di Montarva accessibile a’ carri e bagnata da un rivolo, che scorre però perenne.

La vena metallica ha da’ 2 a’ 3 metri di spessezza, ed è stata saggiata in tre diversi punti. Nel punto inferiore, che al tempo stesso è il più conseguente, trovasi una galleria di 10 metri di lunghezza su 2 di larghezza, e di 4 a 5 di altezza, stata effettuata nella spessezza stessa del filone, la cui direzione a maestro, in una posizione pressochè verticale, sembra parallela a’ banchi della montagna, quivi però poco apparenti: negli altri due punti non si può trovar profitto.

Il cadente ed il letto del minerale sono formati dal quarzo, sovente ricoperto da una efflorescenza di ferro, cui d’ordinario ne sovrasta un’altra di solfato di allumina, come abbiam di sopra indicato.

La pirite marziale non si scorge all’interno delle fosse; si trova però sulla sinistra della valletta a pochi passi dalla miniera. Si riconosce pure in un filone considerevole non lungi dallo stesso punto presso il romitorio di Hermanu Matteu.

Qui il minerale si mostra assai puro e sotto la forma di piccolissime pagliuole, che volgono alla forma lenticolare.

I lavori, che si vedono praticati, sembrano di qualche importanza, e che abbiamo potuto alimentare le fabbriche per la fusione, delle quali appajono le vestigia non lungi da là verso il mare.

Il minerale di Monteferro darà sempre un cattivo metallo; ma siccome può venir trattato con poca spesa, col metodo Brossasco, il quale, oltre all’essere di una gran semplicità, richiede una pochissima quantità di acqua ed un capitale di 10 a 12 mila lire nuove al più per le fabbriche; sarebbe però utile di procurarne la coltivazione, se si potesse trovare a Cuglieri od altrove una società di azionisti. Il piccolo ruscello, che scorre presso la miniera, sarebbe sufficiente per questa specie di lavoro. I numerosi boschi, che ricoprono quelle montagne, potrebbero agevolmente servire a più opifici, ognuno de’ quali impiegherebbe cinque o sei operai.

Fonti e rivi. Tra le molte fonti, che si potrebbero annoverare in questo territorio le più notevoli sono tre, una nel luogo detto Zurgùdula, la seconda in quello che dicon Scala, il terzo in Badu de bide.

Alla perennità si unisce la copia, la quale è tanta che formano tre ruscelli, e potrebbero servire a beneficio dell’agricoltura, se fosse ne’ Seneghesi maggior intelligenza del loro interesse.

All’acqua di Zurgudula si attribuisce la virtù di purgare e di vincere la febbre continua. Si crede che essa contenga del nitro, ma non si sa chi ne abbia mai fatta l’analisi.

Molti febbricitanti sogliono andarvi, quando la stagione è buona, o portasi l’acqua perchè la bevano come medicina.

Alla distanza di 3/4 di miglio a ponente del paese scorre un rivolo, che ha le sue sorgenti sotto la sponda del cratere di s. Lussurgiu, onde si avvalla con direzione verso austro: se non che l’eminenza, su cui sta il paese, lo fa curvare un poco verso ponente. Il suo corso sino al rio di Milis, col quale si meschia sotto lo stesso meridiano di Seneghe, è di circa 6 migl.

Un altro rivolo, che comincia alla stessa altezza del predetto, ma più orientalmente di circa migl. 2/3, bagna il piè della detta eminenza all’oriente.

Un terzo rivolo, che ha le prime fonti sotto la sponda del predetto cratere, ma a maestro-ponente e a migl. 1 dal primo che abbiamo notato, scende verso libeccio e si versa nel mare dopo m. 7 1/2, e dicesi rio di Pischinapiu.

Presso la miniera riceve il tributo di un rivoletto, che discende per migl. 2 per una piccola valle e nella direzione di ponente-libeccio.

Selve. Dopo la continua distruzione che si è fatta finora de’ grandi vegetali con la scure e col fuoco, molte parti del terreno incolto sono povere di alberi d’alto fusto, e solo in due regioni si trovano così vicini da poter formare una selva. Il terreno occupato da queste due selve sarà di circa 1,200 giornate.

Le specie ghiandifere sono la quercia e il leccio, frequentissimamente mescolate agli olivastri, che si trovano pure numerosi in altre parti mescolati al bosco ceduo.

Selvaggiume. Mancano i cervi, abbondano i daini, e sono più moltiplicati i cinghiali, le volpi e le lepri, non però i conigli.

Frequentano in questo territorio nelle parti più elevate i grandi uccelli di rapina, nelle altre si trovano le pernici e le altre specie ricercate da’ cacciatori.

Le grandi caccie sono piuttosto rare, le piccole frequenti, e notturne se vogliansi prendere daini o cinghiali.

Popolazione. Il numero delle anime comprese nel comune di Seneghe, che fu riferito nel censimento del 1846 è di anime 2,154, distinte in famiglie 546 e distribuite in 535 case. Probabilmente questi numeri sono sotto il vero.

Si propongono quindi in quella statistica le seguenti distinzioni, e si annoverano.

In riguardo al sesso ed alla età:

Sotto i 5 anni

maschi 169, femmine 180;

sotto i 10

mas. 184, fem. 185;

sotto i 20

mas. 198, fem. 193;

sotto i 30

mas. 152, fem. 178;

sotto i 40

mas. 99, fem. 99;

sotto i 50

mas. 98, fem. 67;

sotto i 60

mas. 83, fem. 85;

sotto i 70

mas. 42, fem. 33;

sotto gli 80

mas. 23, fem. 38;

sotto i 90

mas. 19, fem. 26;

sotto i 100

mas. 1, fem. 2;

in totale

mas. 1068, fem. 1086.

In rispetto delle condizioni domestiche:

Maschi Scapoli Ammogliati Vedovi
  634, 385, 49.
Femmine Zitelle Maritate Vedove
  576, 585, 525.

Il movimento della popolazione si computa nel seguente modo: nascite 75, morti 40, matrimoni 20.

I Seneghesi sono gente di buona natura morale. In altro tempo aveano fama di una semplicità infantile, dalla quale però attualmente vedrebbesi la prova solo in pochi, che non mancano, come altrove, anche qui.

Sono laboriosi e tranquilli, e partecipano più del carattere de’ valligiani, che de’ montigiani.

L’istruzione elementare è come altrove. La scuola che potrebbe essere frequentata da circa 150 fanciulli non ne numera che soli 20, e questi vi sono mandati solo per esservi iniziati allo studio della grammatica latina.

Infatti è il Donato, che mettesi loro in mano quando cominciano a leggere.

Il numero delle persone, che in tutto il paese sanno leggere e scrivere, forse non sorpassa i 40.

La professione principale de’ Seneghesi è l’agricoltura: gli altri appartengono alla pastorizia, ma pochi a’ mestieri. Gli agricoltori sono circa 650, i pastori 90, gli applicati a’ mestieri e ad altre professioni 50.

Agricoltura. Molte regioni del Seneghese si riconoscono ben idonee alla coltura de’ cereali, e si ha un buon prodotto, se non manchino le pioggie, come non è infrequente.

La condizione dell’agricoltura è nè migliore, nè peggiore, che sia nella prossima pianura del Campidano.

La seminagione ordinaria si può computare che sia di starelli 1900 grano, 600 orzo, 200 fave, 60 legumi, 250 lino:

La fruttificazione comune in annata media del 10 pel grano, 15 per l’orzo, d’altrettanto per le fave, e di più per i legumi. Il lino produce piuttosto largamente, perchè se ne raccolgono circa 2500 cantare.

La orticultura non è curata, sebbene non manchino favorevoli condizioni.

Anche l’arboricultura è negletta. Le specie fruttifere possono essere non più di 15, e complessivamente le diverse varietà delle specie non sono più di trentacinque.

Gli individui delle diverse specie non sommano forse a più di 5000.

In questo territorio sono situazioni ottime per agrumi e altre piante di frutta delicate, e allignerebbero sopra grandissimi tratti della sua superficie gli olivi, che certamente darebbero oli molto migliori di quelli, che si estraggono da’ frutti vegnenti nel piano, e sarebbero niente inferiori a quelli di Cuglieri e Bosa. Ma i Seneghesi non sanno profittar del favor della natura. La stessa negligenza è per i gelsi. La ignoranza che, come altrove, è qui molto crassa, li accieca sopra il proprio interesse.

Favorevolissimo è il clima anche per la viticultura, ma per la poca perizia dell’arte e per la negligenza non è in quel grado che potrebbe essere, e i prodotti sono di bontà minore di quelli del prossimo vigneto di s. Vero Milis.

La varietà delle uve sono non più di dodici, e la vendemmia non dà più di quello che sia sufficiente alla consumazione, che però non è poco. Quello che può sopravanzare si brucia per acquavite; e perchè il prodotto de’ loro lambicchi non basta se ne provvedono da altre parti.

Oltre il vigneto sono nel territorio altre terre chiuse, e i piccoli chiusi, cungiaus, co’ grandi, tancas, sommano forse a 1000, e comprendono la quarta parte di tutto il territorio.

In detti chiusi e tanche si semina grano ed orzo, e si introduce a pastura il bestiame domito.

Pastorizia. Essendo il territorio di Seneghe quasi tutto montano ed essendo in un clima mite e riparato da’ venti glaciali del settentrione, intendesi che è una regione idonea alla industria pastorale. Infatti abbondano i pascoli per ogni sorta di bestiame; ma questi pascoli sono in parte inutili.

Il bestiame domito e manso appartenente a questo comune è ne’ numeri e nelle specie seguenti: buoi, e vacche manse per l’agricoltura e pel carreggio 740, cavalli 90, giumenti 580, majali 90.

Il bestiame rude ha vacche, vitelli e vitelle 1600, capre 2800, pecore 6000, porci 1200, cavalle 250.

I formaggi, che per la bontà de’ pascoli potrebbero essere ottimi, sono di mediocre qualità per difetto della manipolazione.

L’apicultura potrebbe essere un altro ramo fruttifero d’industria, ed è negletto con danno del comune, che potendo aver nel proprio paese la cera per il servigio del culto deve procacciarsela da altre parti spendendo ciò che poteva risparmiare.

Commercio. Riducesi questo a’ cereali, che sono superflui alla consumazione del paese, e a una piccola quantità di formaggio. I due articoli si vendono a’ negozianti Oristanesi. La somma media del guadagno non si può ben calcolare per mancanza di dati; ma si può tenere che non giunga alle 100 mila lire nuove.

Seneghe comunica con Bonarcado, distante miglia 2 a greco, con Milis, a poco più di detta distanza verso ostro-sirocco, e con Narbolia verso libeccio a miglia 2 1/3, per strade un po’ difficili al carreggiamento.

Da’ due ultimi punti si va facilmente sul piano, massime da Milis dove è uno stradone che porta sulla grande strada Reale.

Religione. I Seneghesi sono compresi nella giurisdizione dell’Arcivescovo di Oristano, e sono amministrati nelle cose spirituali da 5 preti, il primo de’ quali ha il titolo di vicario, perchè fa le veci del prebendato.

La chiesa parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Sebastiano martire, e ha per titolare la B. Vergine della Purissima Concezione.

È provveduta appena per la sufficienza, e non ha oggetti notevoli, nè in scultura, nè in pittura.

Le chiese minori sono denominate dalla S. Croce, dal SS. Rosario, da. S. Antonio e da S. Agostino.

Le prime due sono oratori, in cui officiano due confraternite dello stesso titolo.

Le principali sacre solennità sono per la Visitazione della SS. Vergine e per s. Raimondo Nonnato. Nella prima il concorso dei paesi vicini è più notevole, perchè si corre il palio.

Non si è ancora formato il campo-santo, e si segue a seppellire nell’antico cemitero, che trovasi in luogo basso al meriggio in sull’orlo dell’abitato, onde si spande nell’aria un’infezione, spesso molesta al senso.

Antichità. Si possono notare entro il territorio di Seneghe otto nuraghi, e sono denominati 4.º di Littu, 2.º de Masone majore, 3.º di Zipiriu, 4.º de Aidu-Muru,

5.º de Teorosu, 6.º Nugare-planu, 7.º Nugare Palài, 8.º Nugare Murta.

Notisi che nugare sta per nuraghe, il che è una nuova prova del vezzo sardo di traslocare le consonanti. In altri luoghi abbiam veduto la stessa voce deformata in runaghe.

De’ suddetti nuraghi, i maggiori sono il 2, 3, 5, 6, 7.

Il 6 è più alto degli altri; l’ultimo è quasi totalmente distrutto.

Aggiungerò che mentre l’ingresso negli altri è alla statura ordinaria, nel secondo è molto bassa.

Nel sito detto Serraligius, osservasi una pietra lavorata a piramide, infissa nel suolo, onde si eleva per metri 2 in distanza di poco più d’un miglio dall’abitato.

Vestigia di antiche popolazioni non sono riconosciute, che nel luogo che dicono Barili, a levante del paese e in distanza di un miglio e mezzo.

Questo comune era compreso nel feudo del marchesato d’Arcais.

Pagavasi da quelli che aveano la possibilità secondo il giudizio di cinque probi uomini, uno starello e imbuti due di grano a misura rasa, e uno starello e due imbuti d’orzo a misura colma da quelli che aveano giogo.

Ogni pastore pagava soldi sardi 16 per il pascolo e marchio, i porcari uno da ogni dieci capi, ogni proprietario di vigna soldi due e mezzo, eccettuato il salto di Chimbejùa, spettante all’arcivescovo di Oristano.

Seneghe vedesi compreso nella curatoria del Campidano di parte Milis nella nota de’ comuni, che ne’ vari dipartimenti erano concorsi per nominare il loro sindaco alla pace tra la regina Leonora e il re di Aragona. I comuni di quel distretto, ivi nominati, sono Tramazza, Bau-ladu, S. Aeru, Milis, Narapulia, Milis-picinnu, Rippurui, Villa de Barigados, Calcargia, Seneghe, Bonarcato, Segatos, Spinalba, Solli.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Seneghe
20 Gennaio: San Sebastiano, festa del Santo patrono - Viene festeggiato con il tradizionale falò in piazza che segna l’inizio del carnevale
Marzo: Festa dellOlio Nuovo
Aprile: Premio Nazionale Montiferru di Seneghe - Concorso Nazionale in cui si premia la qualità dell’Olio Extra Vergine d’Oliva
24 Giugno: San Giovanni - Festa Religiosa
29 Giugno: Santi Pietro e Paolo - Riti religiosi e festeggiamenti civili
2 Luglio: Santa Maria della Rosa - Insieme a San Sebastiano è copatrona del paese. I festeggiamenti in onore della Santa prevedono, oltre ai riti religiosi e spettacoli di intrattenimento, lo svolgimento di una “Ardia” in cui i cavalieri percorrono, al galoppo, tre giri intorno alla chiesa.
31 Agosto: San Raimondo Nonnato - Riti religiosi e festeggiamenti civili
Fine Novembre: Pane e olio in frantoio - Esposizione e di prodotti locali: dolci, formaggi e olii, nei frantoi del paese. Una festa gastronomica, che prevede inoltre la degustazione di carne di bue rosso che, per l’occasione, viene arrostita in piazza.